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Cupra Montana
All'origine del nome Cupra Montana c'è il culto della dea Cupra. Massima divinità dei Piceni, la dea Cupra è l'unica del loro pantheon di cui ci sia rimasto un sostanziale ricordo letterario ed epigrafico. L'antico culto della dea, potrebbe essere agganciato all'iniziazione femminile ai misteri lunari che ha lasciato tracce nella cultura popolare e religiosa. Andata in rovina la città nel corso dei secc. V-VI, se ne dimenticò anche il nome, del quale rimane traccia solo a "poggio Cupro". Nel '700 la città si chiamò "Massaccio", "Masso di Accio", nome che venne costituendosi intorno al secolo X con la costruzione del castello. Nel 1861, si decise di recuperare l'antico nome "Cupramontana". Intorno al castello, lungo i fossati e all'interno delle mura si sviluppò il salotto cuprense che da Piazza Cavour continua per Corso G. Leopardi dove oggi è situato l'attuale Pastificio Capricci.

I pastifici nella storia di Cupra Montana
Nella Contrada della Cupetta, una strada di campagna non lontano dalla città e dal luogo del mercato, tortuosa e chiusa, nella seconda metà dell'ottocento e agli inizi del '900 si aprivano caratteristiche botteghe artigiane: lanifici, pastifici... Nella seconda metà dell'ottocento il pastificio di Antonio Svegliati fu attivo per diversi anni fino all'ultimo anteguerra. Nel 1922-23 nacque in questa zona il pastificio Cotulelli & Vitali, una piccola azienda industriale operativa fino agli anni antecedenti la Seconda Guerra Mondiale.

Da questa tradizione artigianale radicata nella gente del luogo e dalla genuinità dei prodotti coltivati nei dintorni con grande cura, nascono le prelibatezze alimentari del Pastificio Capricci. In corso G. Leopardi sapienti mani impastano gli ingredienti nel rispetto della tradizione della civiltà contadina delle Marche.